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La nascita degli alberi secondo Ovidio

Tutti hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, del poeta Ovidio.
Soprattutto chi ha studiato latino alle superiori. Loro sì che se lo ricordano bene.
Ma Ovidio, oltre ad aver costretto milioni di studenti a passare interi pomeriggi a casa a studiare, ha anche composto diverse opere niente male.
Nel più celebre dei suoi lavori il poeta latino ci racconta in che modo sono nati alcuni arbusti.

I protagonisti di questa storia sono due.

Da una parte troviamo Orfeo, eccellente suonatore di cetra e cantante provetto. Con la sua musica era in grado di ammaliare qualsiasi essere vivente e non. Innamorato della giovane Euridice, dopo averla persa, decise di rinunciare per sempre ai piaceri dell’amore.

Dall’altra abbiamo le Baccanti, seguaci di Dioniso e invaghite di Orfeo, ma continuamente respinte da quest’ultimo. Il loro passatempo preferito era cantare e ballare durante festicciole promiscue nelle quali il vino faceva da protagonista.

E fu proprio durante uno di questi festini alcolici che, resesi conto della vicinanza dell’oggetto del loro amore e stanche dei suoi continui rifiuti, decisero di rivoltarsi contro di lui, lanciandogli sassi e bastoni. Il giovane inizialmente riuscì a difendersi da questi attacchi con la magia del suo canto: ogni oggetto scagliato contro di lui cadeva dolcemente ai suoi piedi, per effetto del suono della sua cetra. Ma la foga di queste donne riuscì ad avere la meglio.
Alla fine le Baccanti, che non si distinguevano certo per la loro diplomazia, uccisero il povero Orfeo, a suon di sassi e bastoni, e ne gettarono la testa nel fiume Ebro.
Dioniso, venuto a conoscenza dell’accaduto, per punirle decise di trasformarle in alberi.

D’ora in avanti, quando andate a fare una passeggiata in una foresta in mezzo alla natura, osservate gli alberi che vi circondano. Potrebbero essere stati un tempo le sacerdotesse del dio del vino.